Aggiornato alle 18:19 del 16 novembre 2018

Infrastrutture intelligenti, serve consapevolezza per valorizzare l’immagine dell’industria

Puntare su una visione di lungo termine. Le opportunità in Mediterraneo e nelle zone sismiche

di Giuliano Monizza*

Acqua, luce, gas, treni e rete ferroviaria, aerei ed aeroporti, navi e porti, metropolitane, ospedali, Tlc, wi-fi, autostrade, le nostre case, i nostri condomini, le nostre città. Quante cose diamo per scontate nel nostro vivere quotidiano. Ci dovremmo invece chiedere: ma per ogni infrastruttura, qual è il sistema industriale che la  sostiene e ne consente il divenire?

Il  servizio di molte infrastrutture travalica la vita di una generazione con costi e benefici che sono da allocare e da ripartire strategicamente su diversi decenni.

Le decisioni politiche sulle infrastrutture sono quindi sempre molto importanti in termini di investimenti, la relativa realizzazione e la loro base temporale superano diverse Legislature. Il limite è che il consenso elettorale punta sul breve termine, progettare e realizzare infrastrutture necessita di una visione di lungo termine.

Pensiamo a quale è stato lo sforzo fatto dal sistema industriale italiano ed europeo per la realizzazione di un complesso di grandi opere, affidabile e integrato, specchio delle invenzioni e della capacità produttive dell’Italia e dell’Europa. Senza dubbio eccellenze a livello mondiale.

Gli italiani hanno coscienza di codesto bagaglio tecnologico? Il presidente di Federazione Anie, Giuliano Busetto, ha sottolineato nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione lo scorso 26 giugno (QE 26/6), come sia “necessaria quindi la consapevolezza di un settore industriale autorevole nei numeri, tecnologicamente innovativo e strategico per l’intero Paese. Valorizzare il prestigio e l’immagine dell’industria attraverso la crescita di una relazione consistente e autorevole nei confronti delle istituzioni ministeriali ”.

Sembra che solo il 30% della popolazione attiva sia consapevole del valore industriale e dell’esistenza sul proprio territorio delle capacità tecnologiche del Paese.

Visitando i Paesi in via di sviluppo ci si può rendere conto, in termini comparativi, di quanta ricchezza tecnologica sia ora a nostra disposizione.

Siamo in un periodo di transizione tecnologica, dove le infrastrutture necessitano di un profondo rinnovamento e cambiamento strutturale, sia dal punto di vista dell’efficienza energetica quanto per la riduzione della CO2 ed uso di energie rinnovabili.

Gli aspetti migratori nel Mediterraneo ci devono far riflettere su quanto la qualità della vita in quei Paesi debba migliorare; dal Nord Africa al Centro Africa sorge una grande domanda di infrastrutture e servizi. Dobbiamo organizzarci per supportare con competenza i problemi infrastrutturali dei Paesi a noi limitrofi.

Il potenziale di investimenti da fare è notevole. Non solo in questo mercato globale, come possiamo mantenere e sviluppare la capacità intrinseca di “know how” tecnologico e industriale dato dalla nostra attuale posizione tecnologica?

L’aspetto della formazione, a tutti i livelli, a partire dai nostri giovani, necessita di determinazione e di una visione motivazionale fondamentale per il futuro del Paese. Occorre far conoscere ciò che sappiamo fare, generare interesse e “voglia di conoscenza”. Dobbiamo trovare il modo di fermare l’emorragia dei neolaureati che emigrano per un lavoro più soddisfacente.

Non solo gli ingegneri e gli specialisti di settore, ma i futuri medici, avvocati, commercialisti e tutte le professioni, devono ben comprendere i concetti fondamentali di efficienza energetica, delle possibilità di riduzione dei gas nocivi e di CO2 , dell’uso delle energie rinnovabili .

Bisogna chiedersi: c’è abbastanza informazione su quanto si può e si deve fare?

Una nota infine sulle peculiarità sismiche del nostro Paese. La ricostruzione potrebbe essere una grande opportunità diventando occasione per dare il via a una nuova era di infrastrutture, adeguate e dedicate alla rinascita di quelle aree.

Le tecnologie e le capacità manageriali ci sono, le risorse sono allocate. Sul piano politico registriamo come una pianificazione a livello regionale stenti a decollare. La realizzazione di alcuni progetti pilota e la loro conseguente replicabilità in aree dedicate è possibile
Pensare quindi alla realizzazione degli edifici del futuro, antisismici ed efficienti, partendo dai progetti pilota da mostrare al mondo con tutte le nostre tecnologie. Sono pure disponibili soluzioni tecniche per preservare dall’azione sismica, le costruzioni di molte zone non danneggiate; rendendo  quindi resiliente il patrimonio immobiliare , cosi unico e caratteristico, di quelle zone.

Sarebbe un nuovo rinascimento per le zone terremotate: nuovi materiali, la domotica, le rinnovabili, i sistemi intelligenti, la digitalizzazione, le capacità antisismiche.

Luce, gas, acqua portati con sistemi integrati. Il bello è che tutto questo si può fare.






 

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