Aggiornato alle 19:00 del 2 dicembre 2022

Tetto di prezzo al gas, rinvio a metà dicembre

I 27 concordano gli altri punti all’ordine del giorno ma subordinano il via libera al price cap. Putin: “Taglio delle forniture a chi aderirà”

Il Consiglio Energia ha raggiunto un accordo politico sulle proposte di regolamento relative agli acquisti congiunti di gas e al nuovo benchmark Gnl e alla semplificazione del permitting Fer, la cui approvazione avverrà però solo dopo un’intesa sul tetto di prezzo al gas. E’ quanto deciso oggi a Bruxelles sotto la pressione dei 15 Paesi Ue favorevoli al price cap (tra i quali l’Italia), che hanno bocciato senza mezzi termini la proposta presentata martedì dalla Commissione che farebbe scattare un “meccanismo di correzione” oltre i 275 €/MWh e in presenza di uno spread con il Gnl superiore ai 58 €/MWh (QE 22/11).


La presidenza ceca del Consiglio organizzerà quindi un nuovo Consiglio Energia straordinario, ha detto il ministro Jozef Síkela, precisando che l’incontro “si terrà a metà dicembre, probabilmente il 13 dicembre”. Quindi subito prima del Consiglio Europeo del 15 e 16 dicembre.

All’inizio del Consiglio, ha spiegato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, si è svolta una riunione tra i 15 Paesi che già a settembre avevano insistito con forza per un meccanismo in grado di fermare la speculazione (QE 28/9), durante la quale si è deciso di “non aderire alla proposta presentata dalla Commissione europea” e di “trattare tutto il pacchetto complessivamente” (ossia il price cap e le altre due proposte di regolamento, ndr).

Al termine del Consiglio, la commissaria Ue all’Energia, Kadri Simson, ha assicurato di essere pronta a facilitare un accordo. “Credo che il meccanismo proposto sia una solida base per la discussione, siamo qui per affrontare le preoccupazioni degli Stati membri”, ha affermato, aggiungendo che “non era prevista una decisione su un provvedimento presentato due giorni fa”.

Interpellata sull’eventualità di un tetto più basso rispetto a quello proposto, Simson ha detto che “noi avevamo precise e concrete istruzioni affinché il meccanismo non metta in pericolo gli approvvigionamenti e i flussi intra-Ue”. In questo senso, gli uffici della Commissione “sono pronti a fornire agli Stati membri tutti i dati necessari per considerare i possibili rischi nel negoziare questi aspetti”, tenendo presente che “il meccanismo non si limita al tetto, ma include un complesso insieme di parametri”.

Il Consiglio, ha comunque precisato Simson, “ha il potere di modificare le proposte della Commissione”.

Síkela si è detto per parte sua convinto che si arriverà a accordo sul price cap, “semplicemente perché c’è troppo in gioco”. E la presidenza “inizierà immediatamente a lavorare sulla questione”.

Nel corso del Consiglio la proposta della Commissione è stata duramente criticata dai 15 Paesi favorevoli al price cap: Italia, Belgio, Bulgaria, Croazia, Francia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia e Spagna.

Di “scherzo di cattivo gusto” hanno parlato sia la ministra polacca Anna Moskwa che quella spagnola Teresa Ribeira. Quest’ultima ha dichiarato in conferenza stampa che “la Commissione non puà ignorare la richiesta di una maggioranza degli Stati membri” e ricordato che “il semplice annuncio della presidente von der Leyen di un price cap ha provocato immediatamente un calo dei prezzi”.

Analogo il commento del ministro greco Kostas Skrekas, secondo il quale “fissare il prezzo massimo a 275 €/MWh non è davvero un tetto: non possiamo stare a guardare e non fare nulla, stiamo perdendo tempo prezioso senza risultati e dobbiamo proteggere le famiglie europee e la credibilità dell’Europa”.

Per la ministra della Transizione francese, Agnès Pannier-Runacher, il meccanismo di Bruxelles “non è sufficiente e bisogna continuare a lavorare sulle relazioni con la Norvegia per limitare il prezzo del gas ma anche sul disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’elettricità e su una profonda riforma del mercato”.

Una timida apertura è arrivata dalla Germania, capofila dei “falchi” e da sempre contraria al tetto di prezzo al gas. “la proposta avanzata dalla Commissione è già una sorta di compromesso, tuttavia molti Stati membri non sono d’accordo e noi prendiamo queste critiche sul serio e siamo aperti a negoziare”, ha detto il sottosegretario all’Economia Sven Giegold a margine del Consiglio.

Ma intanto il presidente russo, Vladimir Putin, ha fatto sapere che Mosca “non fornirà più petrolio e gas ai Paesi che aderiranno al price cap”, secondo quanto riferisce la “Tass”.



 

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