Aggiornato alle 18:55 del 19 luglio 2024

L’INTERVENTO

Aste Fer: non è (solo) una questione di prezzi

Tra tempi di messa in esercizio e “collaudo” chi rinuncia a un’opzione di contratto a 65 €/MWh dal 2026? La bassa partecipazione dipende ancora dai pochi progetti e, semmai, dai Capex aumentati

di Tommaso Barbetti*

Per l’ottava volta consecutiva (su nove complessive), le procedure del Gse non sono riuscite ad assegnare tutti gli “incentivi” disponibili – si notino le virgolette: difficile chiamare incentivi contratti per differenza per lo più sotto i 100 €/MWh, di questi tempi.

Catturano come al solito la nostra attenzione i risultati dell’asta del gruppo A, la procedura destinata ad accogliere progetti eolici e fotovoltaici in area non agricolo, non foss’altro perché il contingente destinato all’asta copriva i due terzi del totale delle procedure: a fronte di un contingente di 1.905 MW hanno partecipato 537 MW, di cui 124 MW si sono successivamente ritirati (o sono stati esclusi dal Gse) riducendo l’effettiva partecipazione a 413 MW, ossia ad appena il 22% del volume di sostegno disponibile.

Ancora una volta restiamo convinti – e i dati sulle autorizzazioni lo provano – che la maggioranza dei progetti eleggibili abbiano partecipato: non è dunque lo scarso interesse del mercato per lo strumento a giustificare la bassa partecipazione, ma i pochi progetti autorizzati, con gli impianti solari in area industriale che rimangono una nicchia di mercato e gli eolici alle prese con lo stand-by della Via nazionale, solo da poco superato – per 1,3 GW di progetti, tuttavia ancora in larga parte in attesa dell’Autorizzazione Unica – unicamente grazie allo sblocco del Consiglio dei ministri.

Riguardo la bassa partecipazione, troviamo semplicistica la narrativa secondo cui i produttori ormai preferirebbero il “mercato” alle aste, essendo attratti dalle nuove prospettive di prezzo. Bisogna infatti ricordare che – stando ai tempi medi dichiarati dai produttori a una survey di Elemens – in media i progetti vincitori entreranno in esercizio tra 24 mesi (dunque a ottobre 2024). Inoltre, i regolamenti Gse consentono, dopo la messa in esercizio, un periodo “collaudo” di massimo 18 mesi (successivo alla messa in esercizio) in cui gli operatori percepiscono i prezzi di mercato, senza intaccare il periodo di incentivazione: come a dire che i 65 €/MWh dell’asta diventeranno la remunerazione per gli operatori solo da metà 2026, sempre che nel frattempo non decidano di rinunciarvi (senza alcuna penale, se l’impianto sarà già realizzato). Certamente nel mercato ognuno risponde ai segnali di prezzo: ma in quanti potranno aver rinunciato – basandosi sull’aspettativa distorta del 2022 – a un’opzione di contratto a 65 €/MWh dal 2026 (a cui si potrà sempre rinunciare), in un momento in cui la strada dell’intervento regolatorio a compressione dei ricavi delle rinnovabili è più concreta che mai?

Cosa diversa è invece sostenere che i 65 €/MWh dell’asta sono diventati pochi, non tanto in raffronto ai prezzi di mercato, ma tenuto invece conto dell’incremento dei costi di investimento. Eolico e fotovoltaico, per effetto della crisi logistica e dell’aumento del costo dei materiali, stanno sperimentando incrementi sul Capex che vanno dal 25% al 40%. Inevitabile, dunque, che per qualcuno quello che prima bastava oggi non sia più sufficiente: al riguardo, sono proprio i 18 mesi di collaudo a (questi) prezzi di mercato a tenere a galla la redditività delle iniziative e a far sì che – almeno fino ad oggi – non ci sia stata un “fuga dal Gse”.

Mentre scriviamo è in corso la decima procedura. Si tratta, a suo modo, di un piccolo colpo di teatro, dal momento che il Gse aveva comunicato che l’asta di giugno (quella di cui stiamo commentando i risultati) sarebbe stata l’ultima del DM Fer e relativa estensione. Lodevolmente, il Gse è tornato sui suoi passi, lanciando una decima procedura. Tale ipotesi era peraltro espressamente prevista dallo stesso Dlgs 199/21, che prolungava la vita del vecchio DM Fer fino all’esaurimento dei contingenti (lontano, come si è visto) o alla pubblicazione del nuovo decreto di incentivazione (il DM Fer X, ancora più lontano, si teme): non prevedere una nuova procedura di aggiudicazione di energia da parte del sistema a 65 €/MWh (contro un PUN che ieri era a 347 €/MWh) solo per mantenere una formale compliance con le Linee Guida con gli Aiuti di Stato EU, mai come di questi tempi riadattate a piacimento da tutti gli Stati Membri, sarebbe stato beffardo. O persino ironico, se si considera che uno dei grandi temi sul tavolo europeo è il decoupling gas- rinnovabili, di cui le aste del DM Fer rappresentano uno strumento forse poco affascinante ma sicuramente efficace. Anche per questo, consapevoli che difficilmente i contingenti si esauriranno, ci aspettiamo almeno un’undicesima procedura.



*Partner Elemens





 

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