Aggiornato alle 11:55 del 5 ottobre 2026

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Radica, come dare valore al carbonio stoccato nei suoli

La climate tech accompagna gli agricoltori nell'adozione di pratiche rigenerative, misura il carbonio rimosso e trasforma i risultati ambientali ottenuti nei campi in una nuova fonte di valore

La transizione climatica passa anche dai campi. Ma perché il contributo dell'agricoltura alla rimozione della CO₂ possa tradursi in un beneficio concreto per chi coltiva la terra, non basta che il carbonio venga assorbito dal suolo: bisogna poter misurare quel risultato, verificarlo e attribuirgli un valore economico.

È su questo passaggio che lavora Radica, climate tech nata a Ostuni e oggi attiva tra Italia e Spagna, che accompagna le aziende agricole nell'adozione di pratiche capaci di aumentare lo stoccaggio del carbonio nei suoli e ne misura i risultati, trasformandoli in crediti verificati destinati al mercato volontario del carbonio.

Radica è il primo progetto agricolo in Italia ad aver emesso e venduto crediti nell'ambito di uno standard riconosciuto da ICROA, con verifica da parte di terzi e acquirenti internazionali. Un modello costruito lavorando direttamente al fianco degli agricoltori, che vengono accompagnati nel cambiamento delle pratiche di gestione del suolo e remunerati per i risultati misurabili generati.

L'obiettivo è creare un meccanismo nel quale la decarbonizzazione non rappresenti soltanto un costo o un adempimento, ma possa diventare anche una nuova fonte di reddito per l'agricoltore.

Dal campo al credito
Il punto di partenza è il cambiamento delle pratiche agricole. Gestione del suolo, riduzione delle lavorazioni, introduzione di cover crop e altre pratiche rigenerative possono contribuire ad aumentare la quantità di carbonio organico immagazzinata nel terreno. Per un'azienda agricola, tuttavia, modificare il proprio modo di lavorare significa anche sostenere costi, acquisire nuove competenze e assumersi una quota di rischio.

Radica interviene proprio in questa fase, lavorando accanto agli agricoltori lungo l'intero percorso: dall'individuazione delle pratiche più adatte alla singola azienda alla raccolta dei dati, fino alla misurazione e alla verifica dei risultati ottenuti.

Campionamenti del suolo, dati satellitari e modellazione biofisica alimentano il sistema di Monitoring, Reporting and Verification (MRV) attraverso il quale le variazioni del carbonio stoccato vengono quantificate e documentate. Le rimozioni generate possono quindi essere sottoposte a verifica indipendente e trasformate in crediti di carbonio destinati alle imprese che scelgono di acquistare rimozioni verificate.

Non si tratta, dunque, semplicemente di mettere in contatto domanda e offerta di crediti. Radica costruisce la filiera a partire dal campo e dal rapporto con l'agricoltore, fino alla generazione e alla commercializzazione dei crediti.

Oltre 750 produttori e 30.000 ettari
È un modello che oggi coinvolge oltre 750 produttori e più di 30.000 ettari, con 84.000 tonnellate di CO₂ equivalente verificate nel biennio 2024-2025 e oltre 100.000 tCO₂e vendute a oggi.

Il progetto si concentra in particolare su oliveti, vigneti, frutteti e altre colture legnose tipiche dell'agricoltura mediterranea. Un contesto molto diverso da quello delle grandi aziende agricole del Nord Europa: aziende spesso più piccole, proprietà frammentate e una forte presenza di colture permanenti richiedono infatti strumenti di monitoraggio e modelli operativi specifici.

È proprio questa complessità a rappresentare uno degli elementi distintivi del progetto. Rendere accessibile il carbon farming anche alle aziende agricole di dimensioni più contenute significa riuscire ad aggregare superfici, standardizzare la raccolta dei dati e sostenere gli agricoltori lungo un percorso che, affrontato individualmente, sarebbe molto più difficile da portare sul mercato.

Radica punta così a costruire una vera e propria infrastruttura mediterranea del carbon farming, partendo dall'Italia e dalla Spagna e guardando progressivamente ad altri mercati dell'area.

Dal Mediterraneo ai buyer internazionali
A dimostrare che il carbonio generato nei campi può trovare una domanda internazionale è anche l'ingresso di AgroEcology Italy, il progetto sviluppato da Radica in Italia, nel portafoglio climatico di Lufthansa Group, attraverso un accordo triennale concluso tramite Ceezer.
Il passaggio è significativo soprattutto per gli agricoltori coinvolti: la possibilità di collegare risultati ambientali misurabili a buyer internazionali consente di attribuire un valore economico a pratiche che migliorano la gestione del suolo e aumentano lo stoccaggio del carbonio.

Radica è il primo progetto agricolo in Italia ad aver emesso e venduto crediti nell'ambito di uno standard riconosciuto da ICROA, con verifica da parte di terzi e acquirenti internazionali. Il modello si basa sul lavoro diretto al fianco degli agricoltori, che vengono accompagnati nell'adozione di nuove pratiche di gestione del suolo e remunerati per i risultati misurabili generati.

È questo uno dei nodi centrali del carbon farming: fare in modo che una parte del valore economico generato dal carbonio ritorni a chi rende materialmente possibile la rimozione.

Un mercato europeo che cerca regole comuni
Il modello si inserisce in un mercato che anche l'Unione europea sta cercando di rendere progressivamente più strutturato e trasparente.

Il Regolamento (UE) 2024/3012 ha istituito il quadro europeo volontario di certificazione per le rimozioni permanenti di carbonio, il carbon farming e lo stoccaggio del carbonio nei prodotti, introducendo principi comuni in materia di quantificazione, addizionalità, stoccaggio e sostenibilità.

Le metodologie applicative relative al carbon farming sono state adottate dalla Commissione europea e sono sottoposte al vaglio di Parlamento e Consiglio. Il percorso europeo indica comunque con chiarezza la direzione: per attribuire valore alle rimozioni sarà sempre più importante poter dimostrare, attraverso dati e verifiche solide, che il beneficio climatico dichiarato sia effettivamente avvenuto.

Parallelamente, anche le regole europee sulla comunicazione ambientale stanno aumentando l'attenzione sulla qualità delle informazioni utilizzate nei confronti dei consumatori. La direttiva Empowering Consumers for the Green Transition interviene, tra gli altri aspetti, sui claim ambientali relativi ai prodotti, rafforzando l'esigenza di evitare dichiarazioni generiche o non adeguatamente supportate.

Il carbonio come nuovo valore prodotto dai campi
La sfida, tuttavia, resta soprattutto agricola.

Se il carbon farming vuole raggiungere una scala significativa, dovrà riuscire a dimostrare agli agricoltori che la transizione verso pratiche più rigenerative può essere non soltanto ambientalmente positiva, ma anche economicamente sostenibile. Ed è qui che il mercato del carbonio può assumere una funzione concreta: riconoscere un valore a un risultato che fino a pochi anni fa rimaneva sostanzialmente invisibile.

Il terreno continua a produrre olive, uva, frutta o cereali. Ma, se gestito in modo diverso e se il risultato viene misurato con criteri rigorosi, può contemporaneamente aumentare la propria capacità di immagazzinare carbonio.

La scommessa di Radica parte proprio da qui: lavorare accanto agli agricoltori perché il contributo climatico generato nei campi possa essere misurato, verificato e remunerato, costruendo un collegamento diretto tra chi modifica concretamente le pratiche agricole e chi è disposto a riconoscere un valore economico alle rimozioni generate.

Una filiera che comincia dal suolo, ma che può portare l'agricoltura mediterranea dentro una nuova economia del carbonio.





 

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