Aggiornato alle 18:42 del 23 febbraio 2024

Fit for 55 al voto tra emendamenti e un esito incerto: parlano gli eurodeputati

La plenaria di Strasburgo pronta all’appuntamento su 8 dossier decisivi per energia e mobilità. Cresce la tensione su revisione Ets, stop endotermico al 2035 e Cbam. Le interviste di QE con i rappresentanti italiani, ecco cosa pensano e come voteranno

di Alfredo Spalla

Per quanto il voto di Strasburgo sugli otto dossier di Fit for 55 sia da molti definito come “importante” e “storico” per il futuro della transizione ecologica nella Ue, sono in pochi a sbilanciarsi su come finirà. Gli stessi europarlamentari - che hanno seguito le proposte da vicino, le hanno modificati e votate in commissione - parlano di “esito molto incerto”, di “compromessi” da raggiungere e di “proposte emendative” da valutare.

La plenaria del Parlamento europeo, in corso fino al 9 giugno, è chiamata a discutere otto provvedimenti nella giornata di martedì 7 giugno. Le votazioni, che determineranno la posizione negoziale di Strasburgo, sono invece attese per il giorno successivo, mercoledì 8 giugno. All’ordine del giorno ci sono la revisione del sistema Ets; il Fondo sociale per il clima; il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam); il regolamento burden sharing; la revisione del sistema Ets per il trasporto aereo; le notifiche Corsia; gli standard di emissione di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri e, infine, l’uso del suolo, cambiamento dell'uso del suolo e silvicoltura (Lulucf) (QE 18/5).

Il dibattito, come dimostrano i recenti appelli di numerose associazioni, è sentito soprattutto su temi come la revisione del sistema Ets, Cbam e stop ai motori endotermici dal 2035. QE per avere una fotografia della situazione ha quindi intervistato cinque eurodeputati italiani stimolandoli su quattro temi uguali per tutti: una valutazione complessiva di Fit for 55; lo stop ai motori endotermici al 2035; il meccanismo Cbam e le indicazioni di voto per la plenaria.

Massimiliano Salini di Forza Italia ha rappresentato la posizione del Partito Popolare Europeo, il gruppo più numeroso del Parlamento. Eleonora Evi (Europa Verde) ha ricordato le battaglie dei Verdi in commissione parlamentare. Paolo Borchia ha elencato le perplessità sul pacchetto di Identità e Democrazia, il gruppo a cui appartengono gli eurodeputati della Lega. Nicola Procaccini, membro della commissione Ambiente del Parlamento ed esponente di Fratelli d’Italia/Ecr, ha analizzato i punti critici. Fabio Massimo Castaldo - già vicepresidente dell’istituzione europea e appartenente al M5S, che al Parlamento rientra fra i NI (non iscritti ad alcun gruppo) - ha esposto le posizioni della sua delegazione.

Per avere un quadro completo della posizione delle forze politiche italiane in Europa, la redazione di QE è entrata in contatto anche con gli staff di Carlo Calenda, eurodeputato di Azione/Renew, e di Simona Bonafè, parlamentare del PD e vice presidente del gruppo Socialisti e democratici, ma purtroppo non è stato possibile avere riscontro.

Il panorama complessivo - le cui risposte sono ordinate in base alla rappresentanza del gruppo politico a livello europeo - mostra una forte disomogeneità di vedute, come del resto si era già notato dal voto in commissione Envi (Ambiente). Il PD, tramite un tweet del suo segretario Enrico Letta, ha fatto sapere che voterà “sì”, rilanciando la questione nel campo di Lega e Fratelli d’Italia. Queste forze, come emerge anche dalle interviste, hanno una visione più critica del pacchetto. Verdi e M5S spingono per un’accelerazione nella transizione e l’elettrificazione della mobilità, mentre il Ppe suggerisce di lavorare per una mediazione.


Nella plenaria in corso a Strasburgo si voteranno vari dossier del pacchetto Fit for 55. Secondo lei e il suo gruppo, quale di questi ha una valenza maggiore e quale invece presenta le maggiori criticità e meriterebbe una modifica del Parlamento europeo rispetto alla proposta della Commissione Ue?

Salini (Forza Italia/Ppe): I dossier più critici sono la revisione del sistema delle quote Ets, con la progressiva introduzione del Cbam, da un lato, e il regolamento sui nuovi standard di CO2 nel settore automotive dall’altro. Su ambedue i fronti la nostra battaglia in Parlamento segue la medesima logica e ha lo stesso, grande, obiettivo: rendere sostenibile la transizione per famiglie ed imprese senza ridurre le ambizioni di Fit for 55. Lavoriamo per migliorare le proposte della Commissione. La strada maestra è intervenire con emendamenti ad hoc per disegnare una politica industriale non sulla base di target ideologici, ma ritagliata sulle esigenze della realtà.

Evi (Europa Verde/Verdi): La revisione del sistema per lo scambio di quote di emissioni nella Ue (Ets) è una delle questioni più dibattute. La proposta originale della Commissione era di estendere il sistema esistente - che attualmente copre settori quali la produzione di energia elettrica e calore, le industrie ad alta intensità energetica e l’aviazione commerciale intra-Ue anche al settore aviazione e marittimo, quest’ultimo fino ad oggi escluso da qualsiasi impegno climatico - e quello degli edifici e al trasporto su strada, creando di fatto un nuovo sistema: l’Ets 2. Ci siamo battuti in Parlamento per migliorare la proposta della Commissione, raggiungendo un compromesso che prevede l’applicazione dell’Ets 2 solo ai trasporti commerciali, agli edifici commerciali e alle produzioni industriali dal 2025 al 2028, con un limite sul prezzo di 50 euro/tCO2e.

Borchia (Lega/ID): I due “file” legati alla revisione Ets e al meccanismo Cbam saranno quelli chiave per il funzionamento del mercato. E il rapporto tra questi due costituirà il tema più critico dei prossimi anni, senza chiaramente mettere in secondo piano il file sulle emissioni di anidride carbonica per automobili e furgoni. Per quanto riguarda l’impostazione, siamo critici su tutti i contenuti del pacchetto Fit for 55. A nostro modo di vedere tutti hanno bisogno di modifiche. In plenaria presenteremo alcuni emendamenti che recuperano quelli che non sono stati recepiti nel lavoro delle commissioni parlamentari.

Procaccini (Fratelli d’Italia/Ecr): Ognuna delle proposte del pacchetto contiene criticità. Si tratta di proposte strettamente connesse l’una con l’altra: pensiamo per esempio al Cbam, che è progettato per funzionare in parallelo con il sistema di scambio di quote di emissioni della Ue (Ets), per rispecchiare e integrare il suo funzionamento sui beni importati. O al Fondo sociale per il clima, che è intrinsecamente legato all’allargamento del sistema Ets anche al settore del trasporto su strada e degli edifici, poiché dovrebbe derivare parte dei propri finanziamenti proprio dai crediti di carbonio acquisiti in quei comparti. Le relazioni adottate in commissione Ambiente prevedono proposte molto ambiziose (e non realistiche), molto difficili da attuare in questa fase. Ed è per questo che ci siamo attivati per tentare di correggere il tiro in previsione del voto in plenaria, dove speriamo che gli equilibri possano essere spostati.

Castaldo (M5S/NI): Fra tutte, la riforma del sistema europeo di scambio di quote di emissione (Ets), e l’introduzione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam) a esso collegato sono, sicuramente, le misure più significative. La revisione sarà fondamentale per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni ma, al contempo, deve assicurare che non vi siano effetti controproducenti per i settori interessati, e, soprattutto per le piccole imprese, chiamate ad affrontare costi significativi per accelerare gli investimenti per la decarbonizzazione. Lo stesso vale per l’estensione dell’Ets al trasporto su strada e alla climatizzazione degli edifici privati, il cui adeguamento alle nuove regole non deve generare costi sproporzionati sulle famiglie più vulnerabili.

Per quanto riguarda i nuovi standard di emissioni, il suo gruppo è d’accordo con lo stop al 2035 per i motori endotermici?

Salini (Forza Italia/Ppe): Siamo contrari al ban totale dei motori endotermici al 2035. Proponiamo che dal 2035 i veicoli di nuova immatricolazione riducano le emissioni del 90%, e non del 100%. È necessario lasciare spazio al motore a combustione alimentato da carburanti alternativi. Inoltre sono il primo firmatario di un emendamento, sostenuto da colleghi di schieramenti politici diversi, che chiede all’assemblea di introdurre deroghe per i piccoli produttori. Lasciare spazio ai motori a combustione dotati di tecnologia green significa scommettere sulla capacità delle imprese di innovare, puntando su combustibili rinnovabili e alternativi. Inoltre proponiamo un sistema di crediti e incentivi ai combustibili green con cui decarbonizzare il parco circolante, e sollecitiamo di passare gradualmente dalla metodologia di calcolo delle emissioni “tail-pipe”, focalizzata sui gas di scarico, all’approccio “life-cycle”, che valuta la CO2 dell’intero ciclo produttivo.

Evi (Europa Verde/Verdi): Abbiamo accolto con favore la proposta della Commissione Ue di rafforzare gli standard fino al divieto di immatricolazione per nuovi veicoli a motore a combustione nel 2035. È tuttavia difficile accettare l’atteggiamento dell’Italia in questo contesto, che da subito ha cercato di minare l’ambizione della proposta della Commissione, tentando di introdurre diverse deroghe, di posticipare lo stop o di ridurne l’ambito di applicazione. Mentre in Europa si vira convintamente verso l’eliminazione dei veicoli inquinanti, in Italia si ha il coraggio di definire ecobonus un incentivo che include veicoli a motore endotermico, incentivando l’acquisto di auto che possono emettere fino a 135 g CO2/km. 

Borchia (Lega/ID): Pensiamo che non si possa essere d’accordo con lo stop ai motori endotermici. Questo sia in generale e soprattutto se applicato in tempi così brevi. Riteniamo che gli obiettivi siano stati fissati, anche in questo caso, in maniera eccessivamente ideologica. In questo caso riteniamo che lo standard adottato dalla Commissione europea sia sbagliato in linea di principio, perché non si dovrebbero guardare le emissioni allo scarico ma fare un ragionamento sulla Life-cycle assessment. E se si apre a questo ragionamento si vede che le auto full electric qualche problemino ce l’hanno. Per cui la fuga in avanti potrebbe non essere la soluzione.

Procaccini (Fratelli d’Italia/Ecr): La proposta di direttiva sui nuovi standard di emissioni è per noi altamente preoccupante, poiché mette a rischio un comparto industriale molto importante per la Ue e rispecchia l’assenza di realismo nelle proposte della Commissione. In plenaria, il nostro gruppo Ecr, insieme al Ppe, presenterà emendamenti separati con l'obiettivo di correggere l'obiettivo intermedio del 2025, che è del tutto irrealistico, e di contestare l'obiettivo del 2035, che prevede una riduzione della produzione di motori endotermici del 90%. Visti gli stretti margini in commissione Envi, abbiamo maggiori speranze di successo in plenaria.

Castaldo (M5S/NI): Assolutamente sì, e anche qui abbiamo migliorato il testo proposto chiedendo che, già a partire dal 2030, i produttori non possano immatricolare autovetture con emissioni specifiche di CO2 superiori a 123 g CO2/km. Al contempo, però, uno dei punti fondamentali della nostra posizione in Commissione è stato di chiedere un fondo specifico per la transizione nel comparto automobilistico, al fine di affrontare qualsiasi impatto negativo sull’occupazione, oltre a norme specifiche per evitare eventuali delocalizzazioni. Per questo la Commissione Ue dovrà presentare una relazione, entro la fine del 2023, che specifichi la necessità di finanziamenti mirati a garantire una corretta transizione nel settore.

Ritiene che la proposta della Commissione Ue sul Cbam (Carbon border adjustment mechanism, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere) debba essere modificata in qualche parte o la giudica sufficiente?

Salini (Forza Italia/Ppe): La proposta della Commissione tenta di andare nella direzione giusta ma è necessario introdurre correttivi non secondari. Un esempio è prevedere misure di supporto alle esportazioni ai settori coperti dal Cbam (export rebate) introducendo l’estensione delle quote gratuite alle esportazioni fino a quando non venga presentata una proposta legislativa specifica dalla Commissione Ue. Inoltre, insistiamo su una piena complementarietà del Cbam con il sistema delle quote Ets. Si tratta di misure collegate, su cui occorre intervenire in modo bilanciato. Vogliamo evitare che la progressiva rimozione (phasing-out) delle quote gratuite di CO2 del sistema Ets avvenga prematuramente e in modo unilaterale. Ecco perché come Ppe proponiamo un rinvio dal 2026 al 2030 dell’eliminazione graduale delle quote gratuite di CO2, introducendo un periodo di prova tra il 2026 e il 2028. Così si avrebbe il tempo di valutarne l’impatto reale.

Evi (Europa Verde/Verdi): Abbiamo bisogno di un Cbam ambizioso, che copra tutti i settori più inquinanti e tutti i tipi di emissioni, andando ben al di là di quanto originariamente proposto dalla Commissione europea. Abbiamo quindi sostenuto l'estensione del campo di applicazione fin dall'entrata in vigore del Cbam ai prodotti chimici organici e alla plastica. Proprio in virtù dell’introduzione del Cbam, il nostro gruppo ha sostenuto che l'industria europea non debba poter più richiedere sconti sulla tariffazione delle proprie emissioni. Nonostante come Verdi chiedessimo l’immediata cessazione permessi gratuiti al momento dell’entrata in vigore del Cbam, siamo purtroppo stati costretti a trovare un compromesso al 2030 come data di fine, a causa dell’ostracismo degli altri gruppi, determinati a difendere il privilegio dell’industria ad inquinare gratuitamente.

Borchia (Lega/ID): È una misura compensativa che può avere un senso in linea di principio. Però, per come è stato costruito dalla Commissione Ue e dalla commissione Ambiente, ha un approccio che non ci soddisfa, perché presenta un phase-out delle allocazioni gratuite delle quote in maniera troppo repentina. Vorremmo che questo processo fosse più graduale e che la commissione analizzasse, dopo una fase di studio di valutazione d’impatto, il funzionamento di questo meccanismo ed eventualmente avesse la capacità di adeguare il  funzionamento del meccanismo qualora non sia stato efficace. È in sostanza una buona idea, ma poteva essere trattata in maniera decisamente migliore.

Procaccini (Fratelli d’Italia/Ecr): L’idea alla base del Cbam è più che giusta. Nello specifico, purtroppo, l’attuale proposta sostiene una rapida introduzione del Cbam senza dare alle industrie il tempo di adattarsi. La nostra linea è quella di sostenere il Cbam fintanto che avremo la prova che funziona e che contiene tempistiche realistiche. Anzi, riteniamo che la regolamentazione delle importazioni debba essere estesa prevedendo specifici “dazi di civiltà” per quelle merci prodotte in Paesi dove non sono rispettati i diritti umani e non esistono tutele per i lavoratori. Ritengo quindi sia necessario cercare di non perdere di vista l’obiettivo iniziale, ossia la tutela delle nostre industrie. E per questo sarà importante valutare l’esito del voto ed eventualmente gestire con attenzione i negoziati con Consiglio e Commissione che seguiranno.

Castaldo (M5S/NI): Rispetto a quanto voluto dalla Commissione europea, in Commissione Envi siamo riusciti ad inserire importanti miglioramenti al testo che riguardano il campo di applicazione del regolamento, ovvero l’ampliamento dei controlli anche ai prodotti chimici organici (pesticidi), all’idrogeno e alle emissioni indirette. Il tema delle allocazioni gratuite di quote resta comunque molto controverso e divisivo, non a caso alcune famiglie politiche europee starebbero ragionando su ulteriori modifiche in sede emendativa per concedere condizioni un po’ meno stringenti all’industria per implementare le trasformazioni richieste. Come sempre fatto, le valuteremo alla luce della nostra posizione e nell’interesse dei cittadini, spingendo per una convergenza delle forze politiche più sensibili verso il maggior livello di ambizione possibile.

Come voterete sui singoli provvedimenti?

Salini (Forza Italia/Ppe): È ancora presto per dirlo. Dall'arrivo dei dossier all’Europarlamento ci siamo impegnati su più fronti per costruire proposte ambiziose ma realistiche. L’esito finale è molto incerto. Negozieremo fino all'ultimo per riuscire a portare quanti più deputati sulla linea del Ppe. Ma se in plenaria le posizioni ideologiche e iper-ambientaliste dovessero prevalere, a quel punto, per coerenza, il gruppo sarebbe obbligato a un'astensione o al voto contrario. In ogni caso la partita è aperta ed è molto difficile fare previsioni in anticipo.

Evi (Europa Verde/Verdi): La nostra posizione come Greens/Efa e come Europa Verde, sebbene la nostra ambizione fosse decisamente più elevata in termini di obiettivi climatici e target settoriali, è quella di sostenere i testi di compromesso migliorativi rispetto alla proposta iniziale della Commissione, al netto di eventuali compromessi dell’ultimo minuto che riducano l’ambizione delle proposte al di sotto di quanto originariamente presentato dalla Commissione.

Borchia (Lega/ID): La nostra impostazione di base è sicuramente critica. Non solo sul pacchetto Fit for 55, ma su tutta la transizione ecologica. Nello specifico, vedremo come andranno gli emendamenti che sono numerosi. Potrebbero esserci modifiche importanti ai provvedimenti. A parte il Fondo sociale per il clima, che è una misura compensativa, ad oggi l’idea è di non dare supporto a nessun file. Il problema è che in questa legislatura vediamo che la commissione Ambiente sta riuscendo a ottenere la traduzione di diversi file. E purtroppo la commissione Ambiente ha un tipo di impostazione che troppo spesso fa a pugni con la realtà.

Procaccini (Fratelli d’Italia/Ecr): Faremo un punto sulla base degli emendamenti pre-plenaria presentati in questi ultimi giorni e ancora in fase di valutazione. Certo è che i pacchetti in votazione, così come sono, rischiano di creare ulteriori ostacoli economici e burocratici al nostro sistema industriale, nell’apparente ricerca di obiettivi di “virtuosità ambientale”, che però non trovano pari nel panorama extraeuropeo e, soprattutto, vengono vanificati di fronte al realismo della geopolitica energetica di cui abbiamo avuto prova diretta negli ultimi mesi.

Castaldo (M5S/NI): In generale auspichiamo di poter sostenere tutti i testi, coerentemente con le posizioni adottate finora, ma il nostro voto finale dipenderà anche dagli emendamenti che saranno approvati o meno dall’aula. Come spesso accade alcuni gruppi politici stanno cercando di annacquare la posizione che ha espresso la commissione Envi, ma lotteremo fino all’ultimo affinché la nostra ambizione non venga snaturata e trovi il giusto riconoscimento nel testo finale. La lotta al cambiamento climatico richiede scelte politiche coraggiose e, personalmente, ritengo che dopo un anno di intenso lavoro in Parlamento possiamo dire di aver raggiunto una soluzione equilibrata.



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