Aggiornato alle 19:13 del 13 gennaio 2026

L’INTERVENTO

Emergenza tensione in Spagna: qualcosa non torna (seconda parte)

Il regolatore non approva integralmente la proposta del Tso. E molti aspetti restano aperti

di Emanuele Ciapessoni* e Diego Cirio*, Maurizio Delfanti**, Luca Lo Schiavo***

In questa seconda parte, che fa seguito all’intervento pubblicato su Quotidiano Energia il 22 ottobre, si approfondisce l’indagine degli aspetti tuttora aperti sull'apagón che ha paralizzato la penisola iberica il 28 aprile.


REE scrive a CNMC: l'urgenza che ignora le oscillazioni

Appena quattro giorni dopo la pubblicazione del rapporto ENTSO-E sul blackout del 28 aprile, Red Eléctrica de España (REE) scrive all’autorità di regolazione spagnola CNMC (Comisión Nacional de los Mercados y la Competencia). Il documento (proposta DCOOR/DE/008/25, datato 7 ottobre 2025) è un elenco dettagliato di criticità: crescita significativa di installazioni connesse tramite elettronica di potenza che possono modificare la loro produzione "in pochi secondi, praticamente a gradino"; partecipazione attiva di queste tecnologie nei mercati, che aumenta la probabilità di variazioni rapide di potenza attiva e reattiva, quindi dei flussi di potenza e delle tensioni; risposta lenta dei generatori convenzionali con controllo di tensione; forte crescita dell'autoconsumo distribuito non osservabile dal TSO.

Per far fronte a queste problematiche, REE chiede modifiche temporanee che riguardano la flessibilità nella programmazione (Procedura Operativa 3.1), la gestione della riserva da parte degli impianti termici (P.O. 3.2), l’attuazione delle rampe per gli impianti abilitati alla regolazione secondaria (P.O. 7.2), e l’inasprimento dei requisiti per il controllo di tensione in termini di misurazione della tensione (numero di campioni validi, P.O. 7.4).

È un quadro tecnico dettagliato e plausibile. Ma cosa manca? Le oscillazioni interarea. In tutto il documento della CNMC – 14 pagine di analisi tecnica e giuridica – il termine non compare mai. Si parla di "variazioni brusche di tensione", di "salti a gradino", di "cambios bruscos de programa". Ma le oscillazioni elettromeccaniche che avevano dominato la narrazione del blackout di aprile, che ENTSO-E ha appena analizzato in 264 pagine, e che gli esperti internazionali considerano tra i fenomeni più pericolosi, semplicemente non esistono né nel documento del regolatore spagnolo né – probabilmente – nella comunicazione REE al regolatore.

La risposta di CNMC

Alle richieste di modifiche delle procedure operative, CNMC ha risposto con una risoluzione di emergenza, ma parziale. La risoluzione DCOOR/DE/008/25 del 20 ottobre (“Misure urgenti per la stabilizzazione della tensione”) introduce con effetto immediato (per 30 giorni, prorogabili fino a tre mesi) modifiche a tre procedure operative fondamentali:

  1. Programmazione (PO 3.1): Si concede a REE maggiore flessibilità temporale (fino a 75 minuti in più) nella pubblicazione del programma giornaliero provvisorio praticabile (programa diario viable provisional - PDVP), privilegiando la risoluzione delle restrizioni tecniche sulla tempestività.
  2. Restrizioni Tecniche (PO 3.2): I gruppi termici programmabili dovranno destinare tutta la capacità disponibile ai mercati di bilanciamento, il che consente di gestire in anticipo l'insufficienza di riserva a salire, ma limita di fatto la loro flessibilità operativa nei mercati infragiornalieri.
  3. Rampe (PO 7.2): Tutti gli impianti abilitati alla regolazione secondaria, anche in assenza di partecipazione al mercato, dovranno seguire le rampe prestabilite nel programma in tempo reale (Programa en tiempo real - PTR) per "minimizzare i salti a gradino", un obbligo che l'operatore di sistema potrà richiedere per la sicurezza.
Di grande rilievo è la mancata approvazione delle modifiche proposte alla Procedura Operativa 7.4 (Controllo della Tensione). La CNMC ha accolto le "vibrate proteste" e la documentazione tecnica dei generatori, sia convenzionali sia rinnovabili, che denunciavano l'impossibilità e la pericolosità (rischio di danni alle macchine e instabilità) di rispettare i nuovi requisiti. La CNMC ha riconosciuto la necessità di "un'analisi più approfondita" e ha chiesto a REE di cercare soluzioni alternative.

Infine, riconoscendo il carattere eccezionale e temporaneo delle misure, la CNMC ha annunciato il lancio di un piano, che coinvolge gli operatori, per analizzare l’implementazione della P.O. 7.4 e le proposte aggiuntive, in particolare le questioni relative alle rampe per impianti asincroni imposte da REE nell'Ordinanza TED/749/2020, lo sviluppo della normativa tecnica per la tecnologia "grid forming" e la creazione di un mercato di regolazione primaria.

La risoluzione DCOOR/DE/008/25 è frutto di una consultazione lampo di cinque giorni, che non ha consentito il consueto dibattito e per questo ha scatenato un'ondata di commenti critici. Generatori e consumatori hanno puntato il dito contro la mancanza di trasparenza sulle cause emergenziali e sui dati tecnici, l'impatto sui mercati (rischio di aumento dei costi per vincoli operativi e minore competitività per le rinnovabili) e le difficoltà di implementazione immediata.

Il paradosso degli studi di connessione

La decisione di avviare questa consultazione urgente ha provocato molte reazioni in Spagna. Un esperto del sistema elettrico e grande divulgatore, Joaquin Coronado Galdos, ha sollevato un punto che merita attenzione. In un commento alla procedura CNMC, scrive: "Red Eléctrica autorizza, uno per uno, tutti gli impianti fotovoltaici che sono collegati alla sua rete. Il gestore determina la capacità di accesso di ciascun impianto come la potenza attiva massima iniettabile nel rispetto dei criteri di sicurezza, qualità e stabilità, definiti dalla Circolare 1/2021 e dalle Procedure Operative". Coronado Galdos spiega che REE applica tre filtri tecnici rigorosi per autorizzare ogni connessione. Il primo valuta la potenza della rete attraverso il rapporto di cortocircuito ponderato: se l'area è elettricamente debole, la capacità di connessione viene limitata proprio per evitare instabilità di tensione. Il secondo filtro analizza il comportamento statico mediante studi di flusso di carico, simulando scenari di esercizio anche in condizioni di guasto di un componente (N-1) per verificare che non ci siano sovraccarichi e che le tensioni rimangano nei limiti. Il terzo filtro valuta il comportamento dinamico: vengono simulate perturbazioni per garantire che l'impianto non induca oscillazioni o perdite di stabilità.

"Quindi NO", conclude Coronado Galdos con sarcasmo, "i 32 GW di fotovoltaico connessi alla rete in Spagna NON sono usciti da un cilindro. Sono stati autorizzati dopo aver seguito dettagliate procedure tecniche eseguite dalla stessa Red Eléctrica".

Il paradosso è evidente. Siccome bisogna dare per scontato che gli studi di connessione siano stati eseguiti correttamente secondo la procedura tuttora in vigore, le problematiche ora evidenziate – concentrazione di generazione basata su inverter in zone deboli della rete, variazioni rapide di potenza, instabilità di tensione – avrebbero dovuto emergere durante la fase di autorizzazione. Le possibili spiegazioni sono limitate: escludendo che gli studi fossero inadeguati, per esempio perché sottovalutavano l'effetto cumulativo di migliaia di impianti, non resta che supporre che il sistema sia evoluto in modo imprevisto o che il comportamento reale degli impianti differisce sostanzialmente dalle simulazioni. Quanto all’osservabilità, noi italiani sappiamo quanto fatica ci è costato completare il lavoro sui Significant Grid User connessi in distribuzione.

La regola del 110% a un secondo e la lezione italiana

C'è un dettaglio tecnico che non compare nella procedura d'urgenza della CNMC ma che potrebbe aver avuto un ruolo determinante. Come nota il fascicolo divulgativo di RSE già richiamato, "secondo l'attuale regolamentazione, la disconnessione dalla rete della generazione a livelli di tensione inferiori a 110 kV può avvenire dopo appena un secondo dal superamento del 110% della tensione nominale". RSE aggiunge che "questo limite è stato superato da tempo nelle regolamentazioni di altri Paesi, fra cui l'Italia".

La norma spagnola – l'ordinanza TED 749/2020, che di fatto dà attuazione in Spagna  al regolamento europeo  per la connessione dei generatori – stabilisce che gli impianti fotovoltaici connessi sotto i 110 kV possono disconnettersi automaticamente (e quindi lo fanno) dopo un solo secondo se la tensione supera il 110% del valore nominale. Come era stato già messo in luce anche in un precedente intervento (QE 24/06), un requisito del genere, in un sistema con decine di gigawatt di fotovoltaico distribuito, può innescare un effetto domino: quando le tensioni si avvicinano al 110%, iniziano a scattare le prime protezioni; ogni disconnessione riduce l'iniezione di potenza locale, il che può far salire ulteriormente le tensioni in altri punti, innescando nuove disconnessioni.

L'Italia ha affrontato questa criticità già nel 2012. L'Autorità per l'energia (oggi ARERA), con la delibera 84/12, impose un "retrofit" – un aggiornamento tecnico – degli impianti di generazione distribuita per ampliare le soglie di tensione e frequenza entro cui gli impianti devono rimanere connessi. Fu un'operazione complessa e costosa, ma necessaria per garantire la stabilità di un sistema ad alta penetrazione rinnovabile. Ai tempi, ebbe un plauso da ENTSO-e per i benefici di sicurezza .

Sorprendentemente, tra tutte le norme tecniche indicate nella richiesta d'urgenza di REE a CNMC, non c’era l'ordinanza TED 749/2020 sui requisiti di voltage ride-through. REE non ha richiesto di avviare un retrofit degli impianti esistenti, concentrandosi su misure operative – più centrali termiche accese, più rigidità nella programmazione, controlli più severi – che sono essenzialmente dei "cerotti", per usare l'espressione di un altro esperto spagnolo, José Martinez, che ha commentato: "il sistema elettrico attuale è fatto di toppe e riparazioni". Il fatto che il regolatore non abbia preso alla lettera la richiesta di REE proprio sul tema della regolazione di tensione (P.O. 7.4) è certamente molto significativo.

Sincronizzazione baltica e oscillazioni Est-Centro-Ovest: una correlazione da esplorare

Ma c’è ancora un’altra ipotesi – e qui bisogna usare molta prudenza, perché si tratta solo di una ipotesi – che si è discussa nel convegno di Montreal (vd QE 22/10). E parte da alcuni diagrammi, di non facilissima comprensione, del rapporto Entso-e: i dati mostrano l'opposizione di fase tra il cluster occidentale (Spagna e Portogallo) e quello orientale (Estonia, Lettonia, Ungheria, Polonia, Turchia), e rivelano una "progressiva degradazione nello smorzamento calcolato per il modo Est-Centro-Ovest (ECW)" (per gli appassionati: Figura 2-65, Figura 2-66 e Figura 2-35). l rapporto illustra come questo modo oscillatorio a 0,21 Hz coinvolga proprio l'asse che va dalla penisola iberica verso est.

L'analisi delle oscillazioni del 28 aprile mostra che già dalla mattina si registravano oscillazioni di frequenza tra Spagna e Lettonia – come documentato da GridRadar e citato nel position paper di INESC TEC "Retrospective and Lessons from a blackout" del maggio 2025.

Come nota RSE in “La Spagna è lontana”, "le problematiche oscillatorie aumentano con le dimensioni del sistema interconnesso. Ogni estensione dell'area sincrona è preceduta da simulazioni approfondite e prove sperimentali, ma i modelli dinamici sono difficili da mettere a punto a causa delle dimensioni della rete e dell'incertezza sui dati. Le oscillazioni dipendono dalla specifica configurazione di rete, dai componenti collegati, dalle condizioni operative".

È possibile che la connessione dei sistemi elettrici baltici al sistema continentale europeo, avvenuta il 9 febbraio 2025, abbia modificato le caratteristiche dinamiche del sistema continentale - modi oscillatori, loro frequenze naturali e smorzamenti - rendendolo più vulnerabile?

Ciò varrebbe specialmente in quelle che sono le sue “appendici”, cioè proprio la penisola iberica a ovest, e a est “l’isolone baltico” collegato debolmente alla Polonia da una sorta di “istmo” elettrico nei pressi del c.d. corridoio di Suwalki (uno dei punti geostrategici più “caldi” del mondo, per via della enclave russa di Kaliningrad): per questo è stato usato il termine “lollipop”, perché ricorda la figura di un lecca-lecca, una massa tenuta da uno stecchino. La penisola dello Jutland è un altro “lollipop”.



Dice ancora RSE: “l’estensione dell’interconnessione è fondamentale dal punto di vista politico e di una sempre maggiore integrazione dei Paesi interessati nel contesto europeo, nonché per garantire loro una maggiore sicurezza della fornitura”. E infatti a sincronizzazione dell’area baltica è stata un progetto strategico di enorme portata, sostenuto dall'Unione Europea con 1,6 miliardi di euro. Durante il primo weekend di febbraio 2025, Estonia, Lettonia e Lituania si sono disconnesse dalla rete elettrica gestita da Russia e Bielorussia, hanno effettuato dapprima test in modalità isola, e la domenica 9 febbraio sono state connesse all'area sincrona europea, con grandi festeggiamenti. L'obiettivo era garantire indipendenza energetica, resilienza del sistema e sicurezza dell'approvvigionamento. A dire il vero, alcuni lavori dovevano ancora essere terminati tra febbraio e dicembre 2025, secondo l’ultimo monitoraggio di Litgrid di marzo 2025 (TSO lituano), per non parlare dei progetti di rafforzamento dell’interconnessione baltica previsti negli anni successivi; ne ha parlato anche un esperto lettone in un recente seminario tecnico a Roma (settembre 2025).

Inoltre, è possibile che questa modifica dei modi di oscillazione ECW, ben noti e ben trattati, sia stata la causa scatenante della nuova oscillazione a 0.6 Hz della penisola iberica, favorita dalla distribuzione squilibrata dell’inerzia nella penisola iberica che, pur rispettando i dettami dell’ENTSO-E in media, era particolarmente bassa nel Sud della Spagna?

Né il rapporto ENTSO-E né la richiesta d'urgenza di REE menzionano una potenziale connessione tra la sincronizzazione baltica e il blackout iberico, che avrebbe implicazioni geopolitiche enormi. Ma almeno dal punto di vista tecnico, la domanda merita approfondimenti.

Incongruenze che richiedono chiarimenti

Dall'analisi della documentazione emergono incongruenze che sollevano interrogativi:

1) Discontinuità narrativa. REE stesso aveva riconosciuto le oscillazioni interarea nel proprio rapporto "Incidente en el Sistema Eléctrico Peninsular Español el 28 de abril de 2025" del 18 giugno 2025. ENTSO-E ha dedicato loro un’intera sezione del rapporto del 3 ottobre, con una descrizione dettagliata dei due eventi. Tuttavia, solo quattro giorni dopo, REE chiede misure d'urgenza senza mai menzionare questo fenomeno. Dal punto di vista tecnico, questa omissione è difficile da giustificare: se le oscillazioni erano, se non la questione principale, almeno una delle questioni principali dell’evento di aprile, allora meriterebbero almeno di essere al centro della discussione con il regolatore e con ENTSO-E.

2) Reattività tardiva. Come nota Coronado, "tutti coloro che hanno dati indipendenti (e qui si riferisce soprattutto ai distributori, NdA) dicono che sono molti, molti mesi in cui le sovratensioni stanno subendo variazioni improvvise in alcune zone della rete elettrica, in particolare in Andalusia ed Estremadura". Non solo nelle ultime due settimane, come dichiara REE nella richiesta d'urgenza. Perché problemi noti da mesi vengono presentati come emergenze delle ultime due settimane?

3) Necessità di analisi dei fenomeni “deboli” che possono favorire l’innescarsi delle oscillazioni specie in sistemi ad alta penetrazione di rinnovabili che presentano un’inerzia squilibrata. Come far fronte a questo problema e alle possibili instabilità che ne possono derivare? Qui c’è materia per la ricerca.

4) Mancanza di integrazione sistemica. Gli studi di connessione, le oscillazioni interarea, la possibile influenza della sincronizzazione baltica, le instabilità di tensione: manca una visione d'insieme che spieghi come questi elementi interagiscano.

Implicazioni per l'Europa

Il caso della procedura di emergenza attivata dal regolatore spagnolo non è solo una questione iberica (tra l’altro, chissà cosa dirà il Portogallo, sostanziale vittima innocente del blackout innescato in Spagna: per chi è interessato, qui la spiegazione del regolatore portoghese). La crescente penetrazione di generazione basata su inverter pone sfide sistemiche a tutti i gestori di rete europei. Tranne che nel Regno Unito (peraltro, molto di recente), il controllo di tensione è stato gestito essenzialmente in modo tradizionale, senza sfruttare ancora le possibilità offerte dalle “inverter-based resources (IBR)”, anche se in Italia il Codice di Rete è già evoluto in tal senso.

Per quanto riguarda lo smorzamento delle oscillazioni, mentre i generatori convenzionali possono essere equipaggiati con Power System Stabilizers (PSS) e anche gli inverter potrebbero avere funzioni simili, queste soluzioni non sono ancora diffuse e richiedono tarature specifiche. La soluzione più robusta – sistemi PSS “di ampia area” alimentati da misure su scala continentale – esiste solo in poche applicazioni sperimentali, tra cui il sistema Wide Area Damping Control sperimentato da Terna in Italia (come illustrato in questo allegato al Piano di Sviluppo della rete: “Benefici di sistema e analisi robustezza rete”).

Il fascicolo RSE nota che "fenomeni come le oscillazioni interarea restano fra i più pericolosi. Nelle ricostruzioni finora pubblicate del blackout iberico, le oscillazioni comparse prima del disservizio non sono state analizzate in dettaglio". E aggiunge: "Certamente la questione merita approfondimenti". L'esperienza spagnola solleva quindi domande che vanno oltre la penisola iberica:

Sulle connessioni: come garantire che gli studi di connessione catturino adeguatamente gli effetti cumulativi e le interazioni dinamiche in sistemi ad alta penetrazione IBR? Come gestire l'autoconsumo distribuito che sfugge all'osservabilità del TSO?

Sulle oscillazioni: le oscillazioni interarea rappresentano ancora un rischio significativo sei mesi dopo il blackout? Se sì, cosa sta facendo Entso-e a livello europeo? Se no, cosa è cambiato per renderle meno rilevanti? Ci saranno indicazioni stringenti su questo aspetto complesso ma critico (ancora più dopo la sincronizzazione baltica) nel rapporto finale di Entso-e, che è atteso entro il primo trimestre dell’anno prossimo?

Sulla regolazione di tensione: perché critiche strutturali note (come la regola del 110%) non vengono affrontate con interventi sistemici (retrofit) ma solo con misure operative temporanee?

Sull'espansione dell'area sincrona: quali sono le implicazioni dinamiche della sincronizzazione baltica? Sono state condotte verifiche post-evento per validare i modelli usati nelle simulazioni pre-connessione?

Sulla trasparenza: come garantire che l'analisi tecnica dei problemi di stabilità non venga influenzata da considerazioni politiche o reputazionali?

L'Italia, pur con un sistema elettrico ad alta penetrazione rinnovabile, ha affrontato molte di queste criticità per tempo. Come nota RSE, dopo il blackout del 2003 sono stati promossi "sistemi di monitoraggio, analisi di sicurezza più approfondite, procedure di coordinamento con gli operatori, verifiche delle prestazioni delle centrali, prove di ripristino sul campo". La campagna di retrofitting della generazione distribuita per adeguare i sistemi di protezione è un esempio di intervento strutturale e preventivo.

Il blackout iberico del 28 aprile 2025 è stato definito "epocale" perché rappresenta il primo grande collasso di un sistema in un momento ad altissima penetrazione rinnovabile. Ma questo non può, non deve implicare una responsabilità addossata alle rinnovabili, o peggio delle misure transitorie che rischiano di spostare il costo prevalentemente sulle rinnovabili. Un editoriale di Montel (10 ottobre 2025, Belen Belmonte, intervista a Jose M. Gonzales, DG di APPA Renewables) aveva già segnalato che la proposta REE, in quel momento ancora in consultazione, “di fatto esclude [le energie rinnovabili] da molti mercati ausiliari, quindi avremo una minore produzione di energia rinnovabile e i produttori vedranno diminuire i loro ricavi”. E dopo il provvedimento CNMC, già si discute se davvero si riuscirà a fare in tempo a fare a meno, per la regolazione di tensione, dell’impianto nucleare in Estremadura, con i nuovi interventi di “grid forming” che in UK hanno richiesto molto tempo per essere messi a punto.

Nemmeno sei mesi dopo l’apagón, mentre l'attenzione mediatica in Europa di fatto è scemata, le domande tecniche fondamentali rimangono aperte. I problemi che richiedono soluzioni urgenti non mancano. Ma le soluzioni richiedono prima di tutto una diagnosi onesta e completa. E questa, per ora, sembra ancora incompiuta.

(Seconda e ultima parte dell’approfondimento, il primo è stato pubblicato su QE il 22/10)

*RSE, **Politecnico di Milano, ***ERRA




 

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